Un arcipelago di isole terrestri sul comune di Piglio, una serie di piccoli e medi appezzamenti ognuno con il suo carattere che insieme sono un avvicendarsi di coltivazione e natura.

 

Abbiamo vite, ulivo, erbe officinali, noci ed un orto.

 

Ogni isola dell’arcipelago (cru o contrada) è un’unità a se stante, tutt’uno con l’ambiente circostante e con il suo suolo. Ognuna di loro si palesa negli anni attraverso sfumature che ne definiscono il carattere e insieme compongono un mosaico che abbiamo contribuito a costruire.

 

Si produce vino da quattro di loro (San Giovanni, Cercione, Collepasso, Vignali), olio da cinque (Costa Ilia, Collepasso, Fontana di Grano, San Giovanni, Mignano). 

 

In alcune isole come San Giovanni o Costa Ilia le piante sono molto vecchie e hanno raggiunto un adattamento all’ambiente ormai totale.

 

Le erbe officinali di diversa specie completano la flora coltivata in associazione con le piante da frutto e con le erbe spontanee. Intorno ad ognuna ci sono boschi, altri campi, prati.

 

PIGLIO

Comune di Piglio, provincia di Frosinone, quaranta chilometri a Sud di Roma, Regione Lazio. Una piccola enclave con alle spalle le montagne che portano in Abruzzo e di fronte la campagna romana. Prima DOCG del Lazio.

 

Bernardo di Chiaravalle prese qui i voti (e l’insegnamento delle arti monastiche compresa l’agricoltura) prima di partire per la Borgogna. Nerva e Traiano si ritiravano nelle ville estive sui campi che oggi Abbia Nòva coltiva.

Il Monastero Benedettino di Santa Scolastica è la nostra biblioteca agricola.

 

Da circa quattrocento anni una varietà si è affermata sulle altre che sono transitate nei secoli e che ancora cercano di farsi notare nei vigneti vecchi.

Il cesanese d’affile svolge il ruolo di protagonista delle vigne, ma ci siamo spesi nel tempo anche per dare dignità ad altri, più antichi vitigni, che custodiamo gelosamente, dalla passerina al nostrano.

 

METODO

Veniamo da umili famiglie contadine.  Abbiamo un approccio agricolo naturale spesso anche molto personale, in continuo divenire, ma che ci rispecchia profondamente: è una fusione tra le tradizioni del posto e qualcosa di fortemente culturale costruito da noi grazie alle suggestioni e gli insegnamenti di tanti metodi naturali che abbiamo studiato e sperimentato negli anni

             

Forse perché i nostri nonni ci hanno consegnato una zappa nella mano destra ed una biblioteca metaforica nell’altra che è stata utilizzata per approfondire diverse culture agricole, farne tesoro, fonderle con la nostra. Quella zappa invece rappresenta la tradizione viticola di Piglio che dura da duemila anni, fatta su suoli vulcanici, con una cura maniacale delle piante, con vigne che hanno sempre condiviso lo spazio con orti, alberi da frutto, animali.

 

La nostra cantina è un piccolo casale isolato in montagna, sulla strada consolare romana che portava dal Lazio all’Abruzzo, due stanze in cui ci sono anfore, cemento, acciaio, legno e vetro di damigiana ad aiutarci. Gli unici strumenti, coordinati solo dal cervello e dalle mani.

 

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